Per l’accesso universale alla Rete, la strada è in discesa!
Che Internet fosse un diritto era chiaro a molti. Che fosse un diritto fondamentale, e pertanto, meritevole di attenzione a livello europeo, stava entrando in una corrente di pensiero molto ampia. Ma se a dirlo è il consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite, vuol dire che la cosa acquista ancora maggior valore.
Da sabato infatti, Internet è considerato a tutti gli effetti un diritto fondamentale di ogni individuo, e toccherà adesso ai vari Stati membri stabilire meccanismi idonei di tutela, al pari di altri diritti fondamentali già riconosciuti e difesi dai vari Governi. L’accesso e l’utilizzo di Internet, rientrano dunque nel dettato dell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Un altro passo in avanti, che fa il paio con la bocciatura di ACTA da parte del Parlamento europeo, il trattato che si proponeva di regolare la pirateria e la contraffazione online, e contro il quale vi è stata una grandissima mobilitazione internazionale da parte di movimenti ed associazioni. Un enorme passo in avanti, se consideriamo che, al giorno d’oggi, in Italia, anche il lavoro, pur trovando espressa menzione nell’articolo 1 come nell’articolo 4 della Costituzione, viene messo in discussione come diritto.
E’ proprio da questa risoluzione che bisogna trovare gli stimoli e le energie necessarie per far si che Internet diventi un autentico bene comune, un mezzo indispensabile per consentire il progresso, economico e culturale, della nostra società. Ed è proprio in questo momento che bisogna insistere per sancire l’accesso alla Rete come legge a livello nazionale, in modo che nessun politico possa varare in futuro disposizioni limitative di questo diritto.
Articolo originariamente pubblicato su Wikiculture
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