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un popolo ignorante è più facile da governare

Pro e contro alla gestione pubblica dell’acqua

Come è noto, fra una decina di giorni saremmo chiamati nuovamente alle urne per esprimere le nostre preferenze su quattro quesiti; uno sul nucleare-riabilitato da poco-, uno sul legittimo impedimento, e 2 sulla gestione dei servizi idrici, ed è proprio su quest’ultimo che cerchiamo di fare luce oggi.Il primo quesito, scheda rossa, chiede l’abrogazione dell’art.23 bis della legge 133/2008, in base alla quale la gestione del servizio idrico può essere affidata ai privati attraverso gara, oppure gestione mista pubblico-privata. Mentre il quesito n.2, scheda gialla, chiede l’abrogazione dell’art.154 del d.lgs.152/06 per quel che riguarda la determinazione  delle tariffe; secondo la normativa vigente, il gestore può caricare un 7% sulla bolletta solo, ed esclusivamente, come remunerazione del capitale investito.

Adesso, abozzando un minimo di confronto tra il fronte del “si” e “no” dopo aver sentito le diverse opinioni, l’unica cosa con la quale posso concordare è che con la legge Ronchi, l’acqua rimarrà comunque demaniale(almeno formalmente). Ma iniziare a sostenere che l’acqua ha comunque un suo prezzo, al pari della benzina, dell’energia, vuol dire intraprendere una strada diversa, perchè si mettono insieme dei beni che per natura non sono affatto paragonabili. Dire che ha un suo costo, significa che quando il gestore privato partecipa alla gara della gestione idrica, lo farà con un preciso scopo; dopo aver messo mano al portafogli, è ovvio che pretenda un ritorno economico, e l’unico mezzo per farlo è racimolare  più soldi sulle bollette.

Quindi con la vittoria del no, il cittadino potrebbe pagare il 7% in più  sulla bolletta, e subire altri  rincari nel momento in cui l’imprenditore decida d’investire sul servizio idrico, con lavori ordinari e/o miglioramenti alle rete. Ma affermare che la vittoria del si, riducerà gli investimenti non è per niente un’espressione tautologica. Il giorno in cui, qualche ente locale investirà sulla depurazione degli scarichi o sulla migliore gestione della rete idrica, avrà sicuramente il parere positivo della popolazione che beneficierà del miglior servizio e risponderà positivamente nei consensi.

Ad aiutare il fronte dei “si” c’è poi una lunga serie di esperienze anche negli altri paesi, come in Inghilterra dove c’è stata una cessione pressochè totale ai privati, come in alcune città della Francia, dove nemmeno si è riusciti ad evitare risultati neegativi. E così anche in Bolivia, in Tibet, in Ghana, dove è cresciuto a dimisura il potere sociale delle società concessionarie, convinte che l’acqua possa essere il petrolio del futuro; o nelle città italiane come Roma ed Agrigento, dove si sono registrati numerosi disservizi ed aumenti delle tariffe, con conseguente malcontento dei clienti.

Ed è proprio quest’ultima accezione che non deve essere utilizzata. Di solito c’è cliente davanti ad un bene, come appunto il cliente del gas o delle assicurazioni, mentre l’acqua deve essere considerata come un diritto, per l’importanza vitale che ricopre per il corpo umano e per il ruolo fondamentale di sussistenza quotidiana.

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3 giugno 2011 - Posted by | Attualità | , ,

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