ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

No money no development

Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio aveva parlato di 3 miliardi di euro, poi è stata la volta di Tremonti che lo ha corrett0 dicendo che per tenere i conti in regola sarebbero necessari 7-8 miliardi; infine è arrivata la “sentenza” della commissione e del consiglio europeo che ha fatto rabbrividire la pelle: servono circa 40 miliardiper portare al pareggio di bilancio nel 2014. Queste sono le aspettative dei più alti organismi europei che hanno dettato delle indicazioni molto più dure di quanto s’aspettassero gli esponenti di governo. Fino a qualche giorno fà rimbalzava incessante l’ipotesi di abbassare le tasse, attraverso quella riforma fiscale che avrebbe consegnato un’Italia più liberale-che gli italiani attendono da 17 anni-; adesso, proprio dal ministro dell’economia arrivano smentite in tal senso. “Non si può fare la riforma del fisco creando altro deficit”, le parole di Tremonti, che in sostanza apre le porte ad altri tagli, che come il ministro ha effettuato già in passato, dovrebbero essere lineari nei diversi settori, o rimettere nelle scelte degli enti locali quali spese tagliare, e quali invece continuare a finanziare per  puntare sullo sviluppo.

Perchè oltre a pensare ai tagli, ridimensionamenti, razionalizzazioni e finanziamenti, in un economia di mercato che si basa molto (per non dire tutto) sul pil, il nodo principale resta sempre lo stesso: lo sviluppo del paese passa per la crescita del prodotto interno lordo. Nel primo trimestre dell’anno corrente, la crescita si è attestata al +0,1% quasi in recessione quindi, con +1% di crescita su base annua. Le previsioni già parlano di un quadro peggiore dello scorso anno, quando il Pil registrò un +1,3%; ancora insufficiente per rialzare la china dopo il terribile -4,5% registrato nel 2009. Dati che esprimono a chiare lettere, che ancora deve arrivare la  famosa quiete dopo la tempesta causata dal crack della Lehmann Brothers.

Finalmente, dopo qualche anno, sembra essersene accorto anche il buon Giulio, dopo essere stato ottimista per tanto tempo, quando erano molti i giornalisti, economisti e politici tacciati di pessimismo, che tentavano di esporre all’opinione pubblica i dati catastrofici che  mostravano una grandissima crisi globale, e che servivano riforme strutturali-degne di tal nome- per evitare guai peggiori. Senza coerenza, ma con più lucidità di mente, il titolare di via XX Settembre, dopo aver dichiarato “che i fattori di instabilità e crisi di 3-4 anni fa sono ancora in essere”  e che il “governo ha agito comunque con fermezza”, ha anche ammonito come in Italia “c’è stato un abuso eccessivo di lavoro a tempo determinato”, ritenendo giusto che vi fosse flessibilità nel mercato del lavoro, ma cosa ben diversa-ed è quella che si è verificata- e l’uso indiscriminato di queste forme di impiego. Non è che il ministro si è rinsavito tutto d’un tratto, riscoprendo delle cose che fino a qualche mese fa sembravano assolutamente invisibili ai suoi occhi, ma le dichiarazioni di ieri si sono tenute al convegno dei  giovani imprenditori a Santa Margherita Ligure; le parole mielate quindi servivano ad arginare le critiche verso l’inesistente politica industriale di questo governo, verso la dilagante disoccupazione giovanile che (quasi)sorpassa il 30%, e soprattutto per il suo speciale contributo nel far lievitare il debito pubblico al 120% del pil, quando la sua precedente gestione parlava di un più ristretto 105%.

Quindi le ricette per uscire dalla crisi: innanzitutto deregulation per le imprese, che permetterebbe uno sviluppo economico per 150 miliardi, poi ancora tagli alla spesa pubblica ritenuta superflua(?) ed infine recuperare il più possibile da quel “grande serbatoio” che è l’evasione fiscale. Sul primo punto io suppongo che i vincoli all’azione dell’impresa sia da addebitare all’operato dell’azione amministrativa, che sta ancora aspettando la razionalizzazione promessa 3 anni orsono dallo “stakanovista” Renato Brunetta. Sui tagli alla spesa, molti stanno elogiando l’operato dell’ex Ministro Padoa Schioppa, che spulciando il capitolo spesa pubblica, promosse dei tagli mirati, sensati, che non soffocavano lo sviluppo e allo stesso tempo attuò dei ridimensionamenti(seri) agli sprechi. Sul recupero dell’evasione fiscale sono pienamente d’accordo, ma ritengo che puntare veramente su questa decisione non sia conveniente a molti esponenti del governo e ai loro fedeli-fidati amici, detentori di vari conti all’estero. Io, da queste pagine,  lancio la proposta di promuovere un investimento sulle risorse-economiche e occupazionali- della Guardia di Finanza, in modo da sostenere (seppur minimamente) l’occupazione e puntare fortemente sul recupero dell’evasione e soprattutto sul problema successivo, ovvero la riscossione dei patrimoni individuati, attraverso una rete di collaborazione che possa incentivare qualsiasi individuo, associazione o impresa,  a dare una preziosissima mano in tal senso. Per una riforma fiscale, che sia davvero equa e progressiva, c’è bisogna della volontà di tutti i cittadini.

Advertisements

12 giugno 2011 - Posted by | Economia | , , , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: