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un popolo ignorante è più facile da governare

Tremonti, in fondo è semplice

In questi giorni il ministro dell’economia, Tremonti, sta iniziando a svelare la sua idea di riforma fiscale, che l’Italia attende ormai da tanto tempo. Sappiamo che esse non può essere fatta creando altro deficit, per mezzo dell’esorbitante debito pubblico, ma è anche necessario ridurre la spesa corrente e rivitalizzare un’economia quasi stagnante. Non sarò un grande statista, ma credo che i presupposti sono facilmente individuabili.Il ministro, dal canto suo, ha detto che stava pensando a questa riforma da più di un anno(?), e vediamo allora quali sono le sue proposte. Innanzitutto la riduzione delle aliquote che passerebbero da 5 a 3, che consentiranno di ridurre il carico tributario, e conseguente diminuzioni del numero di imposte, una vera e propria giungla finanziaria, che unitamente al primo punto aiuterebbero a ridurre l’evasione fiscale. Secondo il parere di esperti però, le tre aliquote funzionanti sui 3 livelli di governo(comunale, regionale e nazionale) da sole non basterebbero a produrre gli effetti sperati, in quanto è necessario capire quali gettiti bisogna ridurre e quali effetti avrebbero sul carico fiscale.

L’altra proposta invece, pensata anche per dare una boccata d’ossigeno all’occupazione, sarebbe quella di ridurre l’Irpef aumentando allo stesso tempo l’Iva; “Dalle persone alle cose” è il pensiero di Tremonti. Con questo sistema, il ministro punta ad avere lo stesso gettito, senza gravare sulle imprese, disposte ad assumere perchè verrebbe ridotta la pressione fiscale sul lavoro dipendente, e al contempo recuperando la parte persa dai maggiori introiti sui consumi. Anche questa proposta però, ha diverse controindicazioni. Chi non beneficierebbe del lavoro dipendente infatti, risulterà svantaggiato nei consumi, e il settore del commercio sarebbe gravemente penalizzato in questa circostanza, soprattutto le importazioni. Da considerare poi che l’Iva, oltre ad essere un imposta regressiva e che quindi andrebbe a favore(come sempre) dei più ricchi, è l’imposta più evasa che ci sia.

Complessivamente quindi, non mi sembra che, almeno a primo acchitto, questa riforma tanto studiata possa venire in contro all’esigenza di ridurre il debito e mantenere i conti in ordine, così come anche ci viene imposto dai maggiori organi europei. Allora ho riflettuto un momento su cosa potrebbe davvero essere in grado di dare una svolta -dal punto di vista economico-  a questo paese, e mi sono balzate alla mente queste idee.

Si dice da tanto tempo, ma in sostanza non è mai stata attuato; la riduzione dei costi della politica, anche per dare il bell’esempio. Partiamo dalla riduzione dello stipendio dei parlamentari, così come dei loro benefit e spese di cancelleria, arrivando almeno al 40% ne giro di due anni, da estendersi subito anche agli stipendi degli amministratori locali, nessuno escluso, conseguendo inoltre una forte riduzione delle consulenze esterne(sempre economicamente parlando). Iniziare a trasferire le funzioni dell’ente provincia (programmazione, coordinamento e indirizzo per i comuni-ergo inutile-) alle regioni e/o associazioni di comuni, per arrivare al massimo fra 2-3 anni alla sua totale soppressione. Ipotetico risparmio:12-16 mld di euro.

Attendere dal (ig)nobile ministro Brunetta, l’attuazione da lui promessa, della riduzione dei costi della pubblica amministrazione, stimata in 25 miliardi; se non è capace, lasciasse fare ad altri, perchè non è in grado nemmeno di tagliare il 25% dei sprechi del suo ministero. Tagliare anche i costi al ministero della difesa, iniziando a ritirare tutte le truppe aldifuori dell’Italia. Nel terzo millennio, non abbiamo più bisogno di armi e guerre; male che vada siamo pur sempre sotto l’ombrello della Nato e dell’Ue, in fondo; contattere inoltre, il ministro Fazio, per ridurre i gravissimi deficit della sanità.  Ipotetico risparmio:(almeno) 20-25 mld.

Effettuare una lotta che sia davvero efficace all’evasione, magari anche investendo un poco in più dal punto di vista delle risorse(che comunque crea un minimo di occupazione) per cercare quantomeno di recuperare una decima parte dell’evaso, che si aggirerebbe sui 15 mld!

Liberalizzazione degli ordini professionali, e trasformazione in libere associazioni, in modo da favorire l’occupazione non più legata a vincoli burocratici, abolendo le tariffe minime-fisse e il potere di verifica esercitabile dai burocrati degli ordini. Un’altra liberalizzazione necessaria, soprattutto in virtù del grandissimo risultato del referendum, è quelle del Wifi, che attualmente ci vede nei bassifondi della classifica mondiale. Investire in banda larga e punti di connettività potrebbe davvero far decollare lo sviluppo economico aumentando gli sbocchi occupazionali; in fondo non è difficile stanziare una somma leggermente più alta dei 110 mln previsti, se consideriamo che alcune stime economiche, prevedono un ritorno di (almeno) 2 euro ogni singolo euro investito.

Forse oltre alle semplici riduzioni di spesa, mi sono dilungato anche in qualche investimento, seppur misero. Penso però, di aver proposto tagli che tocchino i 40-5o miliardi, con delle semplici proposte, e che possano anche contrastare la disoccupazione senza emissioni di spesa corrente. In fondo, ministro, quando si vogliono le riforme si è pronti a delle fratture con alcune parti della società; perchè quindi, per una volta, coloro che hanno sempre protestato in passato, possano finalmente godersi tutto ciò che hanno seminato? E lasciare che a pagare, sempre per una volta, possano essere coloro che non sanno più dove mettere tutto il grano raccolto?

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16 giugno 2011 - Posted by | Economia | , , , , , ,

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