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un popolo ignorante è più facile da governare

La rete e la caccia alle streghe

Come c’ha recentemente ricordato la Commissione Europea, l’Italia si piazza al 27esimo posto per quanto riguarda i termini di diffusione ed utilizzo della Rete per informare, fare business e usufrire dei servizi della PA. Peccato che la classifica di riferimento si riferisca all’Europa, continente che conta 27 Paesi!Appunto siamo nei bassifondi di qualsiasi classifica che abbia come riferimento Internet, e questo perchè rimaniamo ancorati alle vecchie strutture e mentalità del passato, come il celebre decreto Pisanu, che per anni ha imposto restrizioni e limitazioni al diritto dei cittadini italiani di accedere ad Internet con la modalità wifi, per via di alcune esigenze antiterroristiche, mai dimostrate e mai verificatesi. Ad inizio anno, si pensava che con un emendamento inserito nel milleproroghe, venisse superato il decreto appena citato, ma le aspirazioni sono rimaste disattese.

Qualche tempo fa si diceva di un investimento di 800 milioni per lo sviluppo dell’infrastruttura di telecomunicazioni, e che incentivasse quindi la diffusione della banda larga in Italia, ma i fatti dicono che neanche 1 euro è stato destinato a tale causa. Il ministro Romani ha preteso che venisse applicate al web le stesse regole che hanno riguardato il sistema radiotelevisivo italiano fino ai giorni nostri, pretendendo -alcuni suoi colleghi/compagni- che venissero applicate anche ai blogger le rigide regole della stampa, che ancora oggi sono ferme al 1948, e gran parte di esse si rifà alla legislazione fascista.

Loro non si rassegnano all’idea che i vecchi strumenti di comunicazione non sono più adeguati all’esigenze di una società che è in costante evoluzione. Non si riesce ad accettare che Internet possa essere uno strumento di avanzamento culturale, e possa finalmente sancire un più ampio diritto alla libertà d’espressione degli individui. Non capiscono la Rete non è solo un’infrastruttura di comunicazione, ma anche una moderna filosofia di vita, che investe in maniera trasversale la cultura, la politica, il mercato e la società. Soprattutto in virtù degli ultimi risultati elettorali, amministrative e referendum, sembra finalmente nata una nuova coscienza collettiva-sono circa 20 milioni i cittadini che popolano le grandi piattaforme-, che utilizza un mezzo di comunicazione veloce, immediato, senza filtri e che spesso mette in evidenza determinate notizie, inchieste, approfondimenti che non trovano spazio sui canali televisivi.

Qualche giorno fà, l’Olanda è stato il primo paese in Europa ad approvare una normativa che sancisce la neutralità della rete: gli operatori in sostanza, non potranno più limitare o bloccare il traffico generato dai servizi Voip, nè tantomeno potranno decidere quali servizi offrire e quali condizionarli al pagamento di una tassa. E noi quando daremo seguito all’iniziativa di proclamare Internet come diritto fondamentale del cittadino, magari inserendolo in una sorta di articolo 21 bis protetto e garantito dalla Costituzione?

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27 giugno 2011 - Posted by | Innovazione | , , , , , ,

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