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un popolo ignorante è più facile da governare

Non vogliamo eroi ma pretendiamo il dibattito

Doveva essere una manifestazione pacifica ma i fuoriprogramma, ahinoi, sono all’ordine del giorno. Ieri nella Val di Susa, dopo gli scontri tra le forze dell’ordine e (alcuni) manifestanti, tra cui spiccavano i black bloc, è stato redatto una sorta di bollettino di guerra; centinaia di feriti ed una caccia all’uomo che deve necessariamente far riflettere.A mente fredda tutti gli esponenti politici condannano la violenza, parlando di squadrismo di “aggressione violenta alle forze dell’ordine” e di “azioni eversive” mentre il leader del movimento No Tav, Alberto Perino, ha sostenuto:”Le violenze sono state commesse da coloro che hanno sparato i lacrimogeni ad altezza uomo”. Beppe Grillo, da sempre schierato a favore dei valsusini, quando è arrivato in Chiomonte, ha subito inscenato un comizio dei suoi:”Gli eroi siete voi che state facendo una straordinaria rivoluzione”, “questa è una guerra civile”, “il mandante è Maroni”. Il linguaggio come sempre è focoso, spesso volgare o esagerato, ma il messaggio del comico genovese è quantomai corretto, visto che si schiera in prima linea per gli interessi genuini degli abitanti della zona, che si sentono poco tutelati specialmente dalle istituzioni.

Un altro -seppur lieve- sostegno per i manifestanti è giunto dal leader di Sel, Nichi Vendola:”Le violenze vanno isolate perchè oscurano le ragioni della protesta. L’operazione subdola in questo momento è di privare di legittimazione il diritto a manifestare. Abbiamo il dovere di aprire un dibattito sulle opere strategiche ed un approfondimento vero“. In effetti è proprio quello che spesso manca in Italia, e che su questo argomento s’insiste coll’evitarlo. La violenza quindi, ha dato il facile pretesto per rinviare ancora una volta la possibilità di dialogare, di discutere se quest’opera possa realmente apportare qualche beneficio alla collettività, o se è un cantiere tutto sommato superfluo.

Le stesse accuse che lancia Grillo ai (tele) giornali parlando di “nebbia in Val di Susa”; perchè si parla di protesta, magari di violenza quando c’è e s’inizia subito al gioco del torto e della ragione, ma non delle ragioni di chi protesta. Perchè indipendentemente dal numero dei manifestanti, dai 6mila della questura ai 60mila dei comitati, il malcontento è visibile, anche sul web sono molti cittadini a schierarsi a favore delle ragioni dei valsusini, e non così per partito preso, ma dopo aver analizzato (almeno un minimo) la situazione.

Per avere più velocità nel transito delle merci tra Torino e Lione bisognerebbe perforare una montagna e sventrare una Valle. Il primo danno sarebbe quindi di natura ambientale, inquantificabili metri cubi di cemento e possibilità di fuoriuscita di amianto dal traforo della montagna. Il transito delle merci inoltre, è in costante diminuzione e in base a degli studi statistici, la tendenza è al ribasso anche per il futuro. Anche dal punto di vista della pubblica utilità quindi i promotori del NoTav sembrano avere i propri buoni motivi. Ma è dal punto di vista economico che la situazione desta più scalpore in assoluto.

Troppo spesso sentiamo dire in giro, che l’opera deve andare avanti perchè altrimenti non si riuscirebbe ad accedere ai finanziamenti europei; come molti “naviganti” sanno, questi contributi sono una cifra di 600 milioni di euro circa, mentre il resto dell’importo, qualcosa come 20 miliardi di euro, andrebbe sulle “solite spalle”, ovvero ad ingrossare il già enorme debito pubblico italiano. Da considerare inoltre, che per la conclusione sono previsti 12-15 anni, e la prima stima economica è spesso inferiore perchè non tiene conto di problemi e interruzioni varie.

Con la speranza quindi, che nei prossimi giorni venga indetto un ampio dibattito sulla questione del Tav in Val di Susa, un incontro dove si riesca a spiegare veramente i pro e i contro dell’opera, senza superficialità ma con grande capacità di analisi e di critica, in modo che ognuno dopo aver compreso le ragioni di ambo le parti possa decidere quali interessi difendere. Perchè in fondo, il dibattito costituisce il fondamento di ogni società che si dichiari democratica, e sarebbe impossibile privarlo su una questione delicata come questa.

 

 

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4 luglio 2011 - Posted by | Attualità | , , , , , , ,

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