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un popolo ignorante è più facile da governare

Non c’è due senza tre

Nella giornata di ieri sono emersi tre avvenimenti, riconducibili tutti nell’ambito economico, che continuano a generare nubi sul futuro dei giovani di questo Paese. Ancora una volta, si poteva agire in modo diverso per ridare una prospettiva di crescita, ma (quasi) tutti hanno preferito cedere al conservatorismo.Finalmente è stato il giorno in cui, dopo tanto parlare, è stata sviscerata la manovra finanziaria in ogni suo aspetto. Fino a qualche anno fa e soprattutto nelle difficoltà attraversate negli anni ’90, la fortuna dell’Italia era data dai risparmi delle famiglie, in special modo dai piccoli-medi risparmi. Con un‘imposta regressiva, in futuro non sarà più conveniente acquistare titoli di stato(bot btp) per i piccoli risparmiatori visto che l’imposta sarà quadruplicata(da 34 a 120 euro), mentre per coloro che investono di più ovvero aldisopra di 500mila euro, l’imposta verrà aumentata meno che proporzionalmente. Una mossa studiata per dirottare gli investimenti dei lavoratori dipendenti e delle famiglie altrove, dove sicuramente ci saranno altre logiche di interessi pronti ad accoglierli.

Oltre a questa patrimoniale in piena regola, c’è stata un’altra sforbiciata lineare agli enti locali, che a loro volta non hanno esitato a definire questi tagli come “la pietra tombale sul federalismo fiscale”. Effettivamente, anche con la discutibile riforma Gelmini, questa maggioranza cercava sempre di fortificare il concetto di “meritocrazia”, quanto poi questo tipo di riduzione dei trasferimenti non ha nulla di meritocratico, perchè non tiene conto dei diversi fabbisogni di territori culturalmente e geograficamente diversi. Si parla di tagli che ammonterebbero a diversi miliardi di euro, oltre alla decina già decuratati negli scorsi anni; questa decisione non ha quindi, niente di efficiente e d’intelligente, e potrebbe anche causare alti livelli inflazionistici, oltre ovviamente, all’inasprimento del carico fiscale che Regioni, Province e Comuni chiederanno ai loro cittadini per non sforare ulteriormente con il patto di stabilità.

Inoltre nella giornata di ieri, grazie all’Idv che ha provveduto ad inserirlo nell’ordine del giorno, la Camera si è espressa sulla proposta del partito di DiPietro sulla soppressione dell’Ente Provincia; con 83 favorevoli, 225 contrari e 240 astenuti la mozione è stata respinta. Il Partito Democratico, con la sua astensione praticamente di massa, ha perso un ulteriore occasione di consolidare i rapporti con chi, come la gran parte dei cittadini, chiedeva d’iniziare a tagliare pesantemente i costi della politica. Le province hanno delle funzioni che possono essere delocalizzate alle Regioni, alle Prefetture o anche ai Comuni capoluogo, e spesso, sono un ancora di salvataggio o un trampolino di lancio per politici in declino o in ascesa; eliminarle avrebbe significato un risparmio di almeno 10 miliardi di euro, con una sicura semplificazione normativa e tanti siluramenti a politicanti di mestiere.

L’ultima notizia, che a dire il vero risale all’altroieri, secondo uno studio di Censis e Unipol, il 42% dei giovani andrà in pensione con meno di 1000 euro nel 2050, ovvero, molti si ritroveranno con una pensione più bassa del loro impiego ad inizio carriera. E’ veramente l’ora di iniziare ad allarmarsi seriamente, perchè oltre a fare i conti con i problemi che attraversiamo oggi, tra diverse esigenze e tante speranza, dobbiamo già pensare ai problemi economici che avremmo a fine carriera lavorativa…..

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7 luglio 2011 - Posted by | Economia | , , , , , ,

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