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un popolo ignorante è più facile da governare

Meno spesa e più tasse

Ieri il massimo vertice della BCE, Draghi, ha avvisato il collega Tremonti che, dopo la terribile speculazione dei mercati di lunedì, la manovra finanziaria così come è stata studiata non basta a risolvere la situazione economica dell’Italia.Urgono quindi ulteriori tagli alla spesa pubblica, altrimenti saranno necessarie nuove imposte. Dopo l’avvertimento dell’ex numero 1 di Bankitalia, Tremonti ha subito dichiarato che la manovra verrà rafforzata per tutto il quadriennio 2011-2014, fermo restando che l’obiettivo di massima è il pareggio di bilancio nel 2014. Nel frattempo però, tutti i sacrifici verranno sostenuti -in primis-dagli enti locali, che di conseguenza dovranno gioco-forza tagliare i servizi pubblici locali, eppoi si scaricheranno sui cittadini-consumatori-risparmiatori.

Ed in effetti sono proprio gli enti locali ad insorgere per primi, parlando di un federalismo inattuabile con delle nuove tasse necessariamente in arrivo; la prima, sarà quella sui ticket sanitari, con aumenti da 10 a 25 euro,  che partirànno già da lunedì. Tagli alle pensioni più alte(dai 90mila euro in su) e l’imposta, corretta in modo progressivo, sui titoli di Stato, che a partire dal 2013 permetterà di recuperare qualche miliardo di euro, sempre se non verranno evasi o si deciderà di non investire più sul risparmio.

Poi però appena si avverte il minimo sospetto, che a pagare questa manovra potrebbero essere anche i componenti della casta, ecco che escono fuori gli scudi, e si cerca di rinviare per quanto più è possibile. Si era parlato di una norma che vietasse ai parlamentari di ricoprire contemporaneamente anche la  poltrona di sindaco o presidente della provincia, ma è stata immediatamente rimossa per non creare ulteriori polveroni. Il caos totale, invece, regna ancora sulla presunta liberalizzazione degli ordini professionali.

Il testo della manovra infatti, parla espressamente di effettuare liberalizzazioni e privatizzazioni per favorire liquidità nelle casse statali, e non appena, si è parlato di un’abolizione degli ordini, all’interno del Pdl in special modo, sono sorte vibranti polemiche. Almeno una 60 di professionisti, tra avvocati e medici, con LaRussa in testa, hanno ammonito che fosse passata quella norma il voto favorevole non sarebbe passato. Secondo loro infatti, è necessario mantenere gli ordini in vita perchè così facendo si eserciterebbe un controllo di qualità sulle nuove leve, e sarebbe quindi una garanzia per gli utenti che si rivolgeranno ai giovani professionisti.

Ma, ragionando con la testa e lasciando da parte il portafogli, un laureato che ha svolto anche il praticantato, che bisogno ha di sostenere l’esame di stato? Perchè inoltre, bisogna sostenere un costo annuale, peraltro di non poco conto, per mantenere in vita questi ordini? Qui si parla di veri e propri interessi corporativi, contraddistinti nella fattispecie da un associazionismo che sa tanto di protezione e infiltrazione. Un‘associazione senza scopo di lucro, che non permetta a nessuno di guadagnare sul lavoro altrui, che permetta la cooperazione vera, e non presunta, tra giovani leve ed esperti in materia, così da esercitare quel vero ed utile controllo di qualità, che solo l’esperienza lavorativa sa e può offrire, dove davvero chi vuole fare un determinato tipo di professione non debba trovare vincoli all’accesso ma dimostrare solo di saper far bene la sua attività.

Tutto questo mentre in Europa e nel mondo, quando parlano della nostra classe dirigente, fanno fatica a trattenere le risate. Non fanno altro che parlare dei loro privilegi, del parrucchiere e del dentista che gli spettano, e non appena si parla di un taglio ai loro benefits ecco che subito s’innesta la retromarcia. Quando apriremo gli occhi, noi sudditi, e passeremo dalle parole ai fatti?

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14 luglio 2011 - Posted by | Economia | , , , ,

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