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un popolo ignorante è più facile da governare

Da Carlo aI noTav: 10 anni di lotte

Sono trascorsi dieci anni dal g8 di Genova, dove negli scontri  tra i manifestanti e le forze dell’ordine a pagare il prezzo più grande fu Carlo Giuliani, un ragazzo di soli 23 anni.Pressapoco l’età che aveva allora il suo carnefice, Mario Placanica, assolto praticamente da tutti i tribunali, anche se in più interviste, lui stesso non esitava a sottolineare la sua colpevolezza e quella dei suoi diretti superiori. Aldilà di ciò, sabato si è tenuta una manifestazione lungo le strade di Genova, dove hanno preso parte circa 30mila persone; nel ricordo di Carlo e per continuare a manifestare dissenso contro le scelte imposte dall’alto, che non tengono conto degli interessi e dei pareri dei cittadini.

In testa al corteo, ovviamente i genitori Heidi e Giuliano Giuliani, ed è proprio la madre che, dopo un’inevitabile momento di commozione, ci tiene a fare un parallelismo con i movimenti nella Val di Susa, “dove la gente lotta, fa sentire la propria voce perchè si sente assediata; proprio come successe a Genova dieci anni fà. Anche lì si stanno violando i diritti costituzionali“. L’unica differenza forse, è proprio il decesso di suo figlio, diventato una sorta di  simbolo di quella manifestazione. Migliaia di persone erano con lui allora, e non hanno mancato all’appuntamento per segnare una sorta di continuità, un legame umano indissolubile che il tempo non può  scalfire.

Come Valeria Valerio, la ragazza della Croce Rossa che per prima cercò di soccorrere Carlo in piazza Alimonda, ed è ancora rammaricata per non aver potuto salvargli la vita. “Gli tolsi il passamontagna e vidi che era un ragazzo troppo giovane per morire. Abbiamo provato a tenerlo in vita con un massaggio cardiaco, ma la sua vita si spense davanti a me“. Non mancano poi le polemiche verso gli agenti di allora, che durante il suo soccorso le colpivano la schiena con il bastone.

Agenti che invece, vengono continuamente difesi dagli esponenti di governo, che ogni volta quando si narrano determinati fatti, cercano di evidenziare come la violenza sia solo l’espressione dei vari movimenti, e giammai dei poliziotti o carabinieri. La loro esposizione dei fatti è quella che probabilmente verrà raccontata ufficialmente alla storia, e che trova riscontro nelle varie sentenze e nei documenti ufficiali.

Ma molto spesso, sappiamo che questa verità “narrata” corrisponde in maniera molto parziale alla realtà degli avvenimenti, e per questo motivo, c’è una gran parte dell’Italia che continua a chiedere giustizia sulla vicenda di Genova, allo stesso modo in cui quella porzione di Italia non si rassegna a vedere i lavori dell’opera -quantomeno discutibile- in Val di Susa.

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24 luglio 2011 - Posted by | Attualità | , , , , ,

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