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un popolo ignorante è più facile da governare

Basterà l’austerity a salvare l’Europa?

Qualche anno fà, entrare nell’Unione Europea era visto come un obiettivo fondamentale; l’avvenuto ingresso nel sistema europeo, era visto come un possibile trampolino di lancio verso una politica del welfare, un rilancio dell’occupazione, una stabilità economica-finanziaria. Oggi, se potessero scegliere in totale libertà, farebbero una lotta sfrenata per uscirsene dall’Unione, riprendersi la sovranità nazionale-monetaria e andare avanti ognuno per la propria strada.Grecia, Portogallo e Irlanda, hanno già sperimentato sulla loro pelle le caratteristiche destabilizzanti della crisi finanziaria che perdura dal 2007, e che almeno per il breve periodo, sembra non avere fine. Italia, Spagna e Gran Bretagna seguono a ruota; come in tutte le zone, anche qui sono state adottate misure di rientro dal deficit ma si continua a pagare il conto salato offerto quotidianamente dalle piazze finanziarie. Non si fa in tempo ad approvare una manovra per recuperare risorse per gli Stati, che già gli speculatori, reputando tali manovre poco credibili, ti prendono di mira facendoti bruciare miliardi di titoli.

Il problema però si pone in misura assai maggiore, quando a frenare bruscamente sono le locomotive dell’intero sistema economico europeo. La Germania, diventata una potenza di rango mondiale grazie all’enorme quantitativo di export, dopo aver registrato un 2,8% di crescita nei primi tre mesi dell’anno, si è fermata ad un misero o,1% nel secondo; la frenata, prodotta da un significativo aumento delle importazioni, ha fatto suonare il campanello d’allarme. Anche la Francia non se la ride, visto che la sua economia è rimasta in stallo, sull’orlo della stagnazione; nel complesso l’intera area Euro, ha registrato un 0,2% di crescita nel secondo trimestre, dopo un più che promettente 1,7% nel primo.

Fino a quando erano i paesi periferici a dover scontare il fardello della recessione, si poteva  andare avanti con il fondo salvastati, richieste di misure rigorose e maggiore stabilità politica. Adesso che sono anche Parigi e Berlino a dover fare i conti con una dura situazione economica, l’affaire si complica e i leader politici dei 2 Paesi sembrano voler prendere per mano l’Europa per affrontare al meglio la situazione. La ricetta studiata da Merkel e Sarkozy prevede innanzitutto il riequilibrio dei conti pubblici di ogni Stato e la promozione della crescita con ogni mezzo; questo perchè, avendo l’esperienza della Grecia alle spalle, si è capito che in periodi di  recessione economica e varando manovre per ridurre il deficit, si crea solo ulteriore recessione e si diventa ancora di più il bersaglio degli speculatori.

Francia e Germania sembrano escludere, almeno per il momento, il ricorso agli eurobond; la proposta di Tremonti e Juncker, di emettere titoli pubblici congiunti a livello di eurozona per mettere freno alla crisi, e avere la facoltà di creare mercati ampi e pieni di liquidità. Si invece, alla Tobin Tax, al tassa sulle transazioni finanziarie, che il movimento no global ha chiesto a gran voce per almeno un decennio. Come l’Iva su tutte le transazioni commerciali, tale tassa si applicherebbe a tutte le transazioni finanziarie e, grazie ad un suo immediato utilizzo,  si calcola un recupero di almeno un centinaio di milardi per l’Europa.

Insomma il duo Sarkozy-Merkel sta avanzando l’idea di istituire un governo economico per uscire dalla crisi. Un esecutivo che dovrà riunirsi più spesso, avere più incisività nelle scelte e garantendo così maggiore credibilità e stabilità governativa. In un periodo di crisi come questo, tutti i cittadini europei avrebbero apprezzato che tutti i politici affrontassero dei tagli ai loro stipendi e soprattutto si applicassero delle misure soprattutto ai grandi patrimoni. A lanciare il guanto di sfida, è soprattutto Warren Buffett, il terzo uomo più ricco del mondo:“Il totale delle mie tasse ammonta a 6 milioni 938 mila 744 dollari. Detto così sembra un mucchio di soldi ma si tratta appena del 17,4% del mio imponibile. Mentre l’imposizione caricata sui 20 collaboratori del mio ufficio equivale in media al 36%”

Il governo economico invocato da Francia e Germania, consetirà delle imposte progressive, o continuerà sulla stessa via dell’Unione Europea, facendo pagare troppo, in proporzione, al ceto medio-basso e quasi niente ai grandi proprietari?

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18 agosto 2011 - Posted by | Economia | , , , , , ,

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