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un popolo ignorante è più facile da governare

In esame la manovra che divide

E’ arrivata ieri, in commissione bilancio del Senato, la manovra che dovrà recuperare una considerevole quantità di miliardi di euro; solo i modi e i metodi sono ancora oggetti di aspre critiche, non solo fra opposti partiti, ma anche all’interno di uno stesso gruppo, dove già da tempo si stanno creando fronde interne.

Mentre la Cgil e il suo segretario Camusso, lanciano lo sciopero generale per il prossimo 6 settembre, per manifestare il dissenso contro le iniquità comprese nel decreto, si cerca continuamente di apportare delle modifiche in modo da far pesare meno la crisi sui cittadini. C’è chi è fortemente intenzionato a rivedere il sistema pensionistico, cercando di recuperare risorse anche dalle pensioni, ma bisogna fare una guerra all’ultimo respiro, simil Gheddafi-ribelli, con il leader della Lega Umberto Bossi, che non intende minimamente toccare le pensioni.

Si pensa allora ad un piano di dismissioni immobiliari statali, e a qualche privatizzazione delle grandi aziende di Stato: Eni, Enel, Finmeccanica, Cassa depositi e prestiti, in modo da recuperare almeno una cifra intorno ai 25-30 miliardi. Questa è una delle maggiori richieste fatta dai frondisti del pdl, che grazie a questo intervento chiedono che sia rivisto il contributo di solidarietà, e utilizzano queste controproposte per screditare all’opinione pubblica l’operato di Tremonti, fino a qualche mese fà guru indiscusso dell’esecutivo. E’ forse proprio quest’ultimo punto quello che fa maggiormente discutere; tra chi chiede che venga alzata la soglia del reddito, chi auspica un maggiore contributo per redditi più alti-i calciatori professionisti- e chi invece vuole proprio abolire tale iniziativa, la quadra deve ancora essere trovata.

Infine sono molteplici le discussioni su ciò che questa manovra pare non aver visto; dalle opposizioni e dalle parti sociali, viene suggerito un piano per contrastare evasione, corruzione e un’altra tassa sui capitali che hanno goduto dello scudo fiscale al (misero) 5% negli anni scorsi. Il motivo è semplice: è giusto che la crisi la paghi chi l’ha fatta franca fino ad adesso, ricordando che tra gli ambienti suddetti l’erario non percepisce qualcosa come 250 miliardi di euro. Infine gli enti locali che chiedono il venir meno dei tagli lineari imposti dall’alto, e una rettifica del patto di stabilità, perchè con l’attuale momento delicato sarebbe impossibile proseguire la via del federalismo fiscale.

Anche l‘eliminazione di alcuni enti locali ha innestato un vortice di polemiche, tra i favorevoli all’abolizione di tutte le province e i contrari; ebbene su questo argomento l’unico sempre coerente è il leader Idv, Di Pietro, che si batte per una razionalizzazione del sistema politico, mentre i vari esponenti del pdl, ma anche del pd con la contromanovra, peccano di evidenti contraddizioni. Un altra questione che continua a portarsi enormi strascichi è la creazione o meno di una patrimoniale; il premier e i suoi, vorrebbero escluderla assolutamente, mentre gli stessi frondisti del pdl avanzano la possibilità, accompagnati anche da una notevole parte delle opposizioni e dei sindacati. Far pagare il peso della difficile situazione economica, ai grandi proprietari, alle banche e agli agenti finanziari che spesso si sono arricchiti negli ultimi 4 anni, non sarebbe cos’ impopolare e farebbe recuperare una cifra di almeno 10 miliardi nel primo anno, e sarebbe un ottimo segnale per chiedere poi sacrifici a chi le tasse le ha sempre pagate.

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24 agosto 2011 - Posted by | Politica | , , , , , , ,

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