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un popolo ignorante è più facile da governare

Presidenziali Usa 2012: Obama or not Obama?

E’ partito ufficialmente il diktat, con scadenza un anno esatto, per l’elezioni presidenziali del 6 novembre 2012, quella tornata che stabilirà se avremo un 45esimo presidente degli Usa, o se Obama sarà riconfermato. Ad un anno preciso di distanza, è ancora tutto in gioco con molte variabili che potranno far pendere l’ago della bilancia da questa o quella parte, ma è inevitabile dare il via alle prime ipotesi di sondaggio. Partendo proprio dal fatto che in America, molto spesso, i cittadini hanno preso come indice credibile la situazione economica, e l’ultima elezione sta li a ribadirlo. Obama nel 2008 si guadagnò la ribalta grazie al terribile inizio della Grande Crisi, denunciando la mancanza di sviluppo, gli innumerevoli licenziamenti ed una politica ambientale delle più disastrose mai avute. Certo che molte di quelle promesse sono state disattese, ma come detto in precedenza le possibilità per recuperare, almeno in parte, ci sono tutte.

Il tasso di disoccupazione poi è quello che più di tutti gioca un ruolo fondamentale. L’unico a vincere con un tasso eccedente il 7% fu Ronald Reagan nell’84, ma solo perchè si ebbe una ripresa che fece calare di oltre l’1% i disoccupati americani, e seppe quindi imprimere una svolta dopo la crisi del biennio ’81-’82. Adesso l’amministrazione Obama deve fare i conti con la disoccupazione al 9%, ma anche qui, scendere all’8% potrebbe essere visto come un ulteriore punto a suo vantaggio.

Il colpo ad effetto poi, di un grandissimo comunicatore come l’attuale presidente, è stato lanciato nelle ultime ore, quando l’elettorato compreso tra i 18 e 21 anni si è visto recapitare a casa una lettera di “chiamata alle armi”: un invito a partecipare (volontariamente) alla campagna elettorale del 2012 al fianco del candidato democrat. Circa 8 milioni di elettori in questa fascia d’età, che notoriamente non hanno partecipato alle scorse elezioni, e che mister “Yes we can” ha individuato quale facile bersaglio per le sue idee e per la sua battaglia. Non è la prima volta che dichiara di voler puntare sui giovani, salvo poi perdersi durante le azioni concrete.

Nonostante tutte le critiche, c’è un altro fattore che sembra venire incontro alla riconferma; l’assenza di un candidato di spessore nel partito repubblicano. Si fa spesso un parallelo tra Jimmy Carter ed Obama, ma se il primo fu sconfitto da Reagan, adesso sembra mancare una personalità di spicco in grado di ripeterne le gesta. Il più in palla di essi dal punto di vista popolare, Mitt Romney, è anche il più malvisto dal partito stesso, che sembrerebbe orientato verso Richard Perry.

Il premio nobel per la pace 2009, ha scontato inoltre il peso della sconfitta nell’elezioni di midterm, che gli hanno fatto perdere la maggioranza alla Camera, e che hanno segnato l’inizio di enormi compromessi con il Tea Party nell’azione legislativa. Aldilà di tutte le critiche ricevute e le difficoltà incontrate sul cammino, per Obama la riconferma potrebbe essere più facile del previsto; basterebbe dare seguito alle promesse fatte, almeno ora. Quindi, continuare ad incentivare la ripresa economica, presentandosi fra qualche mese con un incremento del pil intorno al 2%.

Ritiro entro Natale delle truppe impiegate in Iraq e maggiore attenzione per le politiche ambientali, perchè anche da questo punto di vista non si sono registrati sostanziali miglioramenti dall’amministrazione Bush (la marea nera nel Golfo del Messico è ancora viva nelle menti del popolo statunitense). Pochi punti ma essenziali, per sancire: “President Obama, four more years”.

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8 novembre 2011 - Posted by | Politica | , , , , , , ,

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