ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

Per amore del popolo non…ti dimenticheremo

Esattamente 18 anni fa, nel giorno del suo onomastico, veniva a mancare Don Peppe Diana, assassinato dalla camorra nella chiesa in cui era parroco di Casal di Principe. 5 proiettili mirati ne stroncarono l’esistenza,

ma non hanno affatto scalfito le sue idee. Il suo ardore per la lotta alle ingiustizie sociali si è trasferito in gran parte in migliaia e migliaia di cittadini, che puntualmente ne portano avanti le inziative, in maniera lodevole, da svariati anni. Non voleva darla vinta ai prepotenti, ai fautori della violenza. Il suo obiettivo era rendere complicate tutte le attività illecite che si compievano dalle sue parti, nell’agro aversano, e cercare di far rialzare la testa a tante persone che vivevano nella paura. Paura di lavorare onestamente, di aprire un’attività perchè si andava incontro al pizzo; paura di far uscire i figli, perchè potevano incontrare sul loro cammino gente poco raccomandabile. In sintesi, paura della camorra.

A distanza di anni qualcosa sta lentamente cambiando. Certo, la criminalità organizzata detiene ancora una parte considerevole di influenza economica e politica, ma non per questo vengono a mancare esperienza significative, che dimostrano la possibilità di andare avanti sempre a testa alta. Ciò che invece dispiace, è come sui Tg-dove ricordiamo si forma gran parte della pubblica opinione- ha trovato spazio l’anniversario della scomparsa di Marco Biagi, ma poco o nulla si è detto in merito al giovane prete, che tanto impegno ha profuso per le sue terre e la sua gente. Mi piace ricordarlo da queste pagine, con un estratto del suo scritto più famoso; Per amore del mio popolo non tacerò

Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
La Camorra

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
Precise responsabilità politiche

È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Advertisements

19 marzo 2012 - Posted by | Attualità | , , , , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: