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un popolo ignorante è più facile da governare

Il triste primato della giustizia italiana

La Corte di Strasburgo torna a bacchettare l’Italia, in quanto nel 2011 è risultata il Paese con il maggior numero di sentente inapplicate (2.522 su un totale di 10.689), ed ha dovuto pagare come risarcimento ai cittadini -di cui ha violato i diritti- poco più di 8 milioni di euro, ben 2,5 in più del 2010.

Ecco allora che il dito viene puntato ancora una volta sulla lentezza ineguagliabile della giustizia civile italiana, che per il quinto anno consecutivo detiene questo tristissimo primato nel rapporto pubblicato annualmente dal Consiglio d’Europa. Dal rapporto di quest’anno, emerge inoltre che sono in aumento anche il numero dei casi in cui il risarcimento viene pagato in ritardo: nel 2010 erano “solo” 6, mentre nel 2011 questi pessimi episodi sono diventati 23.

Nella foto pubblicata a lato, sono riportati i tempi medi della lunghezza di un processo e i costi dello stesso; un consiglio, non metterla a fuoco, perchè la risposta è scontata e servirebbe solo ad aumentare la rabbia. Rabbia per un sistema che non funziona, e che invece di tentare di risolvere con delle riforme serie, viene utilizzato come cavallo di battaglia per tentare di fare ancora  di più una magistratura a due velocità; debole con i potenti, e forte con i poveracci, dove la parola “poveracci” comprende tutti coloro che non possono permettersi il Taormina o Ghedini di turno.
Ma c’è anche un ottimo studio pubblicato su la voce che mette in risalto anche l’aspetto economico-sociale di questa vicenda. Ed è chiaro che questo doloroso tasto indebolisce il contesto imprenditoriale italiano, penalizza il settore degli investimenti esteri, ed influisce negativamente sulla produttività di un sistema economico, arrivando a pesare economicamente circa un punto percentuale del Prodotto Interno Lordo; studi fondati evidenziano come nei Paesi con una giustizia civile lenta è  molto più difficile ottenere l‘accesso al credito,  quindi molto più basso il tasso di nascita di nuove imprese e di conseguenza anche la possibilità di creare nuovo lavoro.
A voler trovare dei rimedi, qualora ci fosse la reale volontà, non vi è che l’imbarazzo della scelta: l’eliminazione della prescrizione che ogni anno manda in frantumi centinaia di migliaia di processi, una riduzione (attraverso un aut-aut) dei 3 gradi di giudizio che troppo spesso servono per allungare i tempi , un forte incentivo alla mediazione magari proposta dagli stessi avvocati che di contro potrebbero beneficiare di incentivi loro stessi, informatizzazione dei processi, imitazione dei tribunali efficienti utilizzandoli quale modello di efficienza. Come diceva Giobbe Covatta “Basta poco. Che ce vò?!”
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13 aprile 2012 - Posted by | Attualità | , , , , , , ,

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