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un popolo ignorante è più facile da governare

Preferisco il 25 aprile al 25 dicembre!

Il 25 aprile non è un giorno di festa perchè bisogna ricordare qualcosa. Il 25 aprile è un giorno dedicato alla memoria, un giorno in cui bisogna ricordare qualcosa, ed è per questo motivo che viene considerato una festa.

Anche perchè, semanticamente parlando, festa è quando c’è una ricorrrenza, magari gioisa. Certo è che la Liberazione è stato un momento in cui s’è festeggiato, ma in tanti soprattutto ai giorni nostri, stanno volutamente facendo di tutto per dimenticarla, per capovolgerla, per svuotarla del suo più pieno significato.

Ma, appunto, è festa, non voglio far entrare la politica in un argomento come questo. Ciò che dispiace, è che son passati quasi 70 anni da quella data, ed i partigiani veri stanno quasi per estinguersi: hanno vinto la lotta contro gli oppressori, ma difficilmente riusciranno a resistere tanti altri anni ancora contro il tempo. Fra poco toccherà allora ai figli ed ai nipoti dei partigiani raccontare il significato di questa giornata.

Toccherà all’anpi fare luce su quest’argomento, e a tutti coloro che non dimenticano e non dimenticheranno. La nostra Costituzione è partita da qui. Il sangue versato da coloro che combattevano per la libertà, è impresso negli articoli fondamentali di quella Carta. Potranno passare allora altri 67 anni, ma la memoria dovrà essere indelebile, e stralci poetici come questi che seguono, ci aiuteranno a capire e ricordare…

Qui vivono per sempree gli occhi che furono chiusi alla luce, perchè tutti li avessero aperti per sempre alla luce. (Giuseppe Ungaretti, Peri morti della Resistenza) 

Si sentì investito in nome dell’autentico popolo d’Italia, a opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. (Beppe Fenoglio, il partigiano Johnny)

Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Guardare certi morti è umiliante (…) Ogni guerra è una guerra civile; ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. (Cesare Pavese, La casa in collina)

«E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento». (Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici) 

La chiusa angoscia delle notti, il pianto delle mamme annerite sulla neve accanto ai figli uccisi, l’ululato nel vento, nelle tenebre, dei lupi assediati con la propria strage, la speranza che dentro ci svegliava oltre l’orrore le parole udite dalla bocca fermissima dei morti “liberate l’Italia, Curiel vuole essere avvolto nella sua bandiera”: tutto quel giorno ruppe nella vita con la piena del sangue, nell’azzurro il rosso palpitò come una gola. E fummo vivi, insorti con il taglio ridente della bocca, pieni gli occhi piena la mano nel suo pugno: il cuore d’improvviso ci apparve in mezzo al petto. (Alfonso Gatto, da La Storia delle Vittime – Poesie della Resistenza: 25 Aprile)

 

 

 

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25 aprile 2012 - Posted by | Attualità | , , , , , , , , , ,

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