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Tra carta e Rete, l’editoria cerca la “sua” strada

Nella giornata di ieri, il Foglio ha realizzato un’ottima inchiesta dal titolo “addio alla carta” dove vengono sviscerati molti dettagli sull’andamento del mercato dell’editoria, tra resistenze dei modelli tradizionali e la spinta crescente delle realtà digitali, che sottraggono sempre più quote di mercato.

Già mi sono fermato in altre occasioni sull‘impatto del web sul mondo dell’editoria, e lo faccio nuovamente per analizzare altri particolari interessanti. Manco a dirlo, l’innovazione nel settore è visibilissima oltre oceano:

dal secondo trimestre di quest’anno il New York Times riceve più introiti dai suoi lettori (molti digitali) che dalla pubblicità; gli abbonati digitali al Financial Times (sito, tablet, smartphone) hanno superato i lettori del cartaceo (….) l’Economist ha creato una sezione del sito di business intelligence a pagamento che funziona (…) All’Huffington Post utilizzano sistemi automatici per socializzare l’audience e addirittura per sceglieri i titoli degli articoli in base a come potrebbero funzionare su motori di ricerca e social network”.

Indubbiamente iniziare a fare il “funerale alla carta” è prematuro, nonostante sia certo che la digitalizzazione possa far risparmiare un bel pò di soldi, alla PA come alle imprese. Ma bisognerebbe studiare a fondo l’argomento, per capire con quali mezzi è possibile sopravvivere senza finanziamenti pubblici ( anche se  sono in arrivo finanziamenti anche per  i quotidiani online), tanto discussi in Italia, e soprattutto con una concorrenza sempre più agguerrita. Se l’enciclopedia britannica migra sul web dopo 244 anni vuol dire che dopo qualche calcolo (solo l’1% dei ricavi derivava dalla vendita dei volumi) ha ritenuto più profittevole cedere alle tentazioni del progresso.

Che il settore dell’editoria attraversi un periodo di crisi, è del tutto normale visto l’andamento dell’economia in generale. Resta dunque, da studiare (e magari interpellare) il proprio pubblico di riferimento, e capire quale modello possa essere metabolizzato più facilmente. Che siano inchieste a pagamento, abbonamenti generici, donazioni volontarie o solo pubblicità (a proposito, il gruppo editoriale Repubblica-L’espresso ricava ben il 25% dei ricavi dalla pubblicità). Perchè indipendentemente dal modello, cartaceo o digitale, chi vuol fare informazione non deve mai perdere il contatto con il”proprio pane quotidiano”: i lettori. La voglia di informarsi e di informare infatti, non conosce crisi; e spesso-a giudicare dalla data odierna- nemmeno le ferie.

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14 agosto 2012 - Posted by | Economia, Innovazione | , , , , , , , , ,

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