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un popolo ignorante è più facile da governare

La cannabis ti rende asino? Diritto di critica

Ho appreso da diverse fonti che in base ad una ricerca condotta dalla Duke University di Durham, in North Carolina, l’uso della cannabis contribuirebbe ad una diminuizione di 8 punti base del quoziente intellettivo. I partecipanti di questo studio sono stati sottoposti, da giovani e  poi all’età di 38 anni, ad una serie di test psicologici per valutare

la memoria, la velocità di elaborazione, il ragionamento e l’elaborazione visiva. Ora, io non sono in grado di valutare la scientificità del test, ma a mia volta potrei stilare un elenco, più o meno dettagliato, di persone che fanno uso di cannabis e che mantengono una capacità intellettiva di assoluto rispetto: così come ci sono delle ricerche che mostrano come la cannabis causi meno danni rispetto al tabagismo.

Ancora, ci sono persone che hanno vissuto fino a 125 anni fumando canapa indiana quotidianamente, mentre chi è “sospettato” di aver fatto parte della “banda dei canaioli” è riuscito a diventare Presidente degli Stati Uniti.

Non voglio dilungarmi oltre, e prometto di tornare sull’argomento della marijuana per discutere se sia giusta o meno una campagna di legalizzazione*. Volevo solo esprimere un punto di vista leggermente diverso su questa ricerca che, sbattuta di colpo sui giornali e in Tv (su Repubblica) quasi “demonizzava i consumatori di cannabis”. Auspico al più presto, una ricerca, magari della stessa Duke University, su come si abbassi (o meno, ma dubito) il quoziente intellettivo delle persone che si sorbiscono 5-7-8-10 ore di Tv, specialmente quella italiana che, tra reality e varietà, spicca per il valore morale-educativo (?) dei suoi contenuti.

(*Ogni vostro link o segnalazione degna di spunto sarà accettata di buon grado)

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29 agosto 2012 - Posted by | Attualità | , , , , , ,

2 commenti »

  1. Caro Picchio, sono d’accordo con la tua analisi ed anzi mi permetto di aggiungere qualche mio pensiero.
    Come sai sono uno studente di psicologia, molto appassionato alla materia e pur non avendo ancora terminato i miei studi universitari ho avuto modo di sviluppare un certo scetticismo per non dire avversione nei confronti dei test di intelligenza.
    In passato, un passato non troppo remoto, i test di intelligenza sono stati utilizzati per scopi “scientifici” alquanto loschi. Alcuni sedicenti scienziati, utilizzando la misurazione del QI (quoziente intellettivo) hanno inferito che i “bianchi” sarebbero più dotati intellettualmente rispetto ai “neri” (uso le virgolette perché non mi piace etichettare le persone per il colore della pelle) ecc… Ovviamente la scienza – quella seria – ha dimostrato che il problema è un altro: il razzismo!
    La maggior parte delle volte, quando si parla di test di intelligenza, i media omettono che la discussione nel mondo scientifico è tutt’altro che chiusa ed anzi sono notevoli, sia per numero che per spessore, le critiche e le controversie sulla validità dei test per la misurazione del QI. Quindi anche ammettendo che i test di intelligenza, in senso generale, sono uno strumento valido ed utile ai fini scientifici in ogni caso possono facilmente essere usati per scopi nefasti, come ad esempio, dare parvenza scientifica a qualche strampalata teoria tesa a screditare un gruppo di persone (in questo caso i consumatori di cannabis), un’etnia o una “razza”. E’ esattamente quello che è successo più e più volte. [ http://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza#I_test_d.27intelligenza_e_il_razzismo_in_psicologia%5D
    Per questi motivi quando si parla di intelligenza, di QI e di test per misurarlo è necessaria cautela, buon senso e – non guasta mai – competenza, altrimenti si rischia seriamente di cadere nel tranello dell’etichettamento, se non peggio. Dicendo questo non mi riferisco certamente a te, Picchio, che sei sempre lucido e attento ma ai media che colto l’argomento scandalistico lo sbattono in prima pagina, diffondendone spesso una trattazione confusa e – peggio – pregna di pregiudizi e luoghi comuni.
    Come avrai notato non ho menzionato nemmeno una volta la ricerca in oggetto, svolta dalla Duke University, non è un caso. Non mi meraviglierei se tra qualche tempo passasse alle cronache una ricerca svolta da un ente altrettanto autorevole ma avente esiti diversi o contrari.

    Saluti!

    Commento di Michele V. | 30 agosto 2012 | Rispondi

  2. Grazie carissimo Michele, del prezioso contributo. Anch’io avevo già pensato alla “presunta” scientificità dei test tirando in ballo delle ricerche meritevoli degli anni ’40, sui “bianchi” più intelligenti….Cmq questo mio post è scaturito proprio dalla volontà di contraddire coloro i quali hanno sbattuto i “mostri” in prima pagina, come a dire “Vedete? Vi drogate, siete drogati e siete meno intelligenti; di conseguenza (assurda!) avete un livello di istruzione più basso, reddito inferiore….etc etc”! A proposito, c’è già una ricerca, con esiti diversi e contrari, risalente a qualche anno fa: la traduzione lascia a desiderare, ma i contenuti si comprendono! http://www.facebook.com/notes/cannabis-sciences-per-ascia/nuovo-studio-dimostra-che-la-marijuana-incrementa-la-formazione-di-cellule-neuro/200177253446640
    A presto (ri)vederci, Francesco

    Commento di ilpicchioparlante | 30 agosto 2012 | Rispondi


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