ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

Niente paura, si vede il cablo anche da qui

Mentre Julian Assange continua il suo “soggiorno” nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per evitare l’estradizione in Svezia, la celebre organizzazione internazionale da lui creata, Wikileaks, ha rilasciato la pubblicazione  di 1,7 milioni di documenti diplomatici degli Stati Uniti. I documenti sono relativi al periodo

wikileaksche va dal 1973 al 1976, ed evidenziano i rapporti dell’allora segretario di stato a stelle e strisce, Henry Kissinger, con diverse dittature del Sud America.

Tra gli innumerevoli cablo, c’è anche qualcosa che riguarda l’Italia: le trattative  tra gli Usa e  il fondatore di Comunione e liberazione, don Giussani, per contrastare l’ascesa del Partito comunista italiano, che proprio in quegli anni registrava il suo massimo consenso. L’investigazione, sulla quale Wikileaks (ma non solo) punta molte delle sue mosse – per non dire tutte-, è l’arma più potente del giornalismo, ed in particolare della stampa, il “quarto potere”.

La recente notizia dei segreti dei paradisi fiscali, ad esempio, è stata un’inchiesta realizzata dal media network di Washington, The International consortium of investigative journalists (Icij), con la collaborazione di 86 giornalisti investigativi di 38 testate internazionali. I segreti del mondo della finanza sono stati così sviscerati grazie ad un’analisi accurata, e soprattutto, dopo aver esaminato un database su 122mila società offshore. Non proprio un gioco da ragazzi.

Ecco perché il giornalismo che fa ricerca serve eccome. Riuscire a smascherare questo o quel reato, ed in generale, fare luce su vicende oscure (che non mancano mai, anche in Italia) dipende moltissimo dalla capacità di investigare del giornalista. Ed avere più mezzi a disposizione è senza dubbio una risorsa in più per gli “Sherlock Holmes” con penna e taccuino. Avere più archivi a disposizione aiuta a scavare a fondo nel passato: chiudere gli archivi invece, può essere considerato alla stregua di una grande censura online, e certamente contribuisce ad impoverire il livello culturale di un Paese.

Per questo nel dibattito tra vecchi e nuovi media, chi come Scott Turow, che colpevolizza la proliferazione degli ebook quale mezzo di impoverimento per gli scrittori, non fa un gran bene al futuro del giornalismo.Non c’è solo la lotta tra autori ed editori nel futuro prossimo della stampa, con annessa qualche diatriba sui mercatini dell’usato. Ciò che deve essere perseguito e mai dimenticato è la creatività dei giornalisti, e il loro constante monitoraggio di ciò che accade intorno a noi, e non il perdersi in una continua e debilitante caccia al nemico.

Pubblicato su Agorà Digitale

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9 aprile 2013 - Posted by | Innovazione | , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog è semplicemente fantastico.

    Commento di mirko | 16 maggio 2013 | Rispondi

    • Grazie mille! Fa davvero piacere ricevere questi complimenti!
      Comunque, per la cronaca, sono una sola persona a gestirlo, e come potrai notare, negli ultimi tempi, causa (altro) lavoro, i post sono nettamente in forma ridotta rispetto allo scorso anno. Chi vuole, può seguirmi comunque sul mio account Twitter, che è molto più attivo durante l’arco della giornata e per ogni di! Continua a seguirmi, ci risentiamo presto….al prossimo commento! 😉
      Saluti, Francesco

      Commento di ilpicchioparlante | 16 maggio 2013 | Rispondi


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