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Certosa di Padula, un’occasione (mancata) di crescita

Vallo di Diano, Provincia di Salerno, patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Effettivamente, un posto incantevole nel quale trascorrere una splendida vacanza immersi tra natura, sapori e perché no, cultura. Già, perché anche Padula fa parte della valle in questione, ed è rinomata CAM00991soprattutto perché in questo Comune è possibile visitare la celebre Certosa di San Lorenzo, la più grande Certosa d’Italia fondata oltre 8 secoli fa da Tommaso San Severino. Le note liete purtroppo, finiscono qui. Sappiamo ormai che il turismo è anch’esso incastonato in un contesto globale dove le informazioni corrono al ritmo di pochi click. Sempre più spesso i turisti, prima di visitare una determinata meta, reperiscono le news sul web, per conoscere le varie offerte e decidere con consapevolezza.

Ebbene, la Certosa di San Lorenzo non ha un proprio sito web, e quelle poche informazioni che si possono trovare in rete sono relative a (santa) Wikipedia ed al Comune stesso di Padula. Poche ed ancor meno (se possibile) organizzate, e per nulla appetibili dal punto di vista qualitativo.

Partiamo col piede sbagliato, ma non disperiamo: magari ci ricrederemo nel prosieguo.  Mettiamoci in macchina, e partendo dalla Basilicata, precisamente da Grumento Nova (val d’Agri), la via più breve per arrivarci è percorrere la SP 103 (ex SS), quindi Montesano sulla Marcellana e prima di Montesano Scalo imboccare la SP 51 b. Ovviamente, per chi non dovesse conoscere la strada, sarebbe impossibile impegnare siddetta provinciale in quanto l’unica indicazione fornita, giunti in prossimità dello svincolo, è “Arenabianca”. Di Padula e della Certosa, manco a parlarne; eppure si arriverebbe in men che non si dica, attraversando la frazione Arenabianca, ma accorciando sia in termini di km che di orario. Si gira a lungo dunque, facendoci un bel giro nel centro, allungando di una buona decina (traffico permettendo) di minuti.

CAM01025Arrivati alla Certosa, il primo cartello che è possibile scorgere dinanzi all’info point è “wi fi gratuito”. Ma, chiedendo di usufruire di questo servizio, si scopre che dietro l’apparenza del segnale, la rete di fatto, non è stata installata. “Stiamo aspettando”, il mesto commento del personale. Già, aspettiamo che tutti salpino alla volta di altre e magari più povere (dal punto di vista culturale) mete, in modo che della Certosa non rimarrà che un lontano ricordo. Lo dico da meridionalista convinto, e non senza includermi nel cerchio delle colpe: perché costruiamo ogni giorno un piccolo pezzo di un fallimento in termini di sviluppo delle nostre terre? Perché non riusciamo a valorizzare quell’enorme patrimonio che i nostri avi c’hanno lasciato in eredità?

Potremmo vivere e prosperare di questo. Basterebbe un po’ d’impegno e tanto, tanto lavoro (inteso nondimeno in termini occupazionali) per offrire un qualcosa di unico, non solo ai nostri concittadini italiani ma anche – e forse soprattutto – agli stranieri. La rabbia inoltre, cresce dopo aver visitato nella medesima giornata, anche un altro sito di enorme interesse culturale: la casa museo di Joe Petrosino. L’investigatore poliziotto che per primo ha lottato contro la mafia. Un antesignano dei vari Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, assassinato nel 1909.

Un lavoratore professionista che tanto ha appassionato gli Stati Uniti e (di riflesso) l’Italia. Tanta passione ha permesso agli eredi di Petrosino di costruire un grande attrattore in una sola casa, nel centro di Padula. Senza nulla togliere ad un mito quale Joe Petrosino, è inspiegabile che la Certosa di San Lorenzo soffra di questo confronto. Ottocento anni rappresentano un patrimonio di inestimabile valore: un mix di architettura, arte e racconti non possono finire in secondo piano rispetto ad una, seppur mirabilissima, carriera investigativa che comunque tanto valore ha garantito alla giustizia (americana).

CAM01036E’ necessario un cambio di rotta nella gestione -forse manutenzione- di questi beni comuni, perchè altrimenti non si riesce ad arrivare lontano. Eppure, ripeto, basta poco: restare al passo dei tempi, aggiornarsi, promuovere i propri valori, le proprie bellezze, attenzione ai particolari ed ai dettagli. Perchè in altri luoghi ci riescono, vendendoci dei prodotti (in questo caso, musei) che dovrebbero avere la decima parte dei nostri visitatori, ed invece finiscono col sovrastarci.

Faccio fatica ad essere ottimista. Purtroppo, il vero spread con gli altri Paesi, è anche qui. Un’occasione di crescita che sta aspettando di essere colta.

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5 ottobre 2013 - Posted by | Attualità, Innovazione | , , , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. […] Eppure basterebbe davvero poco a far circolare le informazioni e mettere la parola fine agli slogan propagandistici. Per esempio, sapere che in quanto a consulenze, lo Stato spende di più al nord, potrebbe far riflettere qualcuno prima di sparare a zero contro l’improduttività del Mezzogiorno (che per carità, spesso si nota, eccome se si nota).  […]

    Pingback di I conti non sempre tornano « ilpicchioparlante | 25 ottobre 2013 | Rispondi


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