ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

La conoscenza è uno stile di vita

Capita che, prima di iniziare una normalissima lezione di statistica all’università, il professore dedichi una riflessione sull’interessante indagine Piaac dell’Ocse sulle competenze dei cittadini di 24 Paesi riportata laurea qualche giorno fa da diversi media. Avevo già appreso di questa triste notizia, ma condividerla con i vari amici/colleghi mi ha suscitato nuove emozioni, e per lo stesso motivo, allargherò in questa sede tale ponderazione.

Ci sono diverse considerazioni da fare, volendo oltrepassare il lato meramente statistico: alcuni dati descrivono il divario Nord-Sud, altri i vari livelli di istruzione, ma, in linea più generale, le analisi sulle competenze sono molteplici e nessuna di esse può lasciarci dormire sonni tranquilli. Anzi; abbiamo tutti l’obbligo (compreso chi scrive) di fare un gigantesco mea culpa

Siamo i peggiori”: manco a dirlo! Tantissime ricerche, classifiche, comparazioni ci hanno relegato ai bassifondi, e probabilmente questa statistica, descrivendo in termini di competenze (linguistiche, matematiche e problem solving) dovrebbe indurci maggiormente a rivedere dei meccanismi.

“Siamo i peggiori” noi studenti, perché effettivamente abbiamo studiato poco e male, e forse anche perché come ha sentenziato il mio prof  “bisogna focalizzarsi sul corso, e non sull’esame”. Spesso (per non dire sempre) il voto è stato la sola variabile che abbia avuto un senso. Chiedo scusa se sto generalizzando troppo, ma ovviamente, non è mia intenzione rivolgere queste critiche a chi ha profuso tanto impegno.

“Siamo i peggiori” come livello di istruzione. Non c’è che dire. Non voglio puntare il dito contro gli insegnanti, di ogni livello e di qualsiasi loco, ma una buona dose di colpa, insieme forse a dei metodi di insegnamento, è anche loro. Fossi un insegnante, mi sentirei in dovere di fare autocritica così come la sto facendo da studente. Rimettiamo dunque anche i vari centri di istruzione in discussione, pensiamo a nuovi strumenti di apprendimento che possano r-innovare e accrescere il rapporto insegnante-studente, e trasmettere un sapere nuovo, più funzionale alle sfide che ci troveremmo in futuro.

“Siamo i peggiori” anche perché non abbiamo un adeguato livello di formazione on the job: non si può richiedere (pecca delle aziende) sempre personale specializzato. La domanda critica è sempre la stessa: “Come faccio ad avere esperienza, se nessuno mi offre questa possibilità?” La formazione, allora, non sempre deve essere richiesta, ma offerta: compito dell’azienda dunque, incentivare e, in un certo senso, pretendere dal SUO lavoratore un’adeguata preparazione. Al momento della stipula del contratto, o del semplice annuncio, è molto difficile che si sposino –senza alcuna incongruenza- azienda e lavoratore.

Ok, forse siamo i peggiori. Ma non per questo dobbiamo lasciarci andare. Lavoro, scuola, apprendimento: sono diverse le cose da rivedere. Ma una vera coscienza, è bene formarla già a scuola. Facciamo vedere questi report al 3-4° superiore, per aumentare lo spirito critico e far aumentare la consapevolezza di chi si appresta a diventare “maturo”. Infine, credo sia giusto evidenziare (ancora) le parole del mio prof: “Non pensate di smettere di studiare, altrimenti farete poca strada”.

Concordo pienamente. Nel momento in cui ci sentiamo “arrivati” iniziamo a regredire. Non sentiamoci mai appagati dal punto di vista dell’apprendimento. Sfruttiamo ogni occasione per continuare a formarci, ad interrogarci e, in sintesi, conoscere. Facciamone uno stile di vita, e non un occasione di lamento.

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15 ottobre 2013 - Posted by | Attualità | , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. […] Chiaramente, il primo concetto che sfoga poi nella dispersione scolastica, è forse il più allarmante su cui intervenire, soprattutto nel medio-lungo periodo. Ovvero garantire a qualsisi bambin* di investire sul proprio futuro, crescere con i propri coetanei seguendo delle regole, imparare i propri diritti e doveri, formarsi criticamente e sviluppare, magari, un alto senso civico. Solo così, in futuro la conoscenza potrà essere uno stile di vita. […]

    Pingback di Basta sogni. Concretezza per scuola e lavoro « ilpicchioparlante | 7 gennaio 2014 | Rispondi

  2. […] chiaro che ci vorrebbe più educazione, più istruzione e più (corretta) informazione, affinchè la conoscenza possa essere considerata uno stile di vita. Conoscenza che spesso, faccia rima con consapevolezza, esperienza;  quel “diventare […]

    Pingback di Ma la Costituzione…no? « ilpicchioparlante | 3 marzo 2014 | Rispondi


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