ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

I conti non sempre tornano

Se c’è una cosa sulla quale la politica difficilmente può speculare o questi sono i dati. Certo, possono essere manipolati, piegati (nel senso di essere discussi, sviscerati) a proprio piacimento, ma essi restano fedeli nel tempo. Ed una volta che dati sbagliativengono commentati, raccontati in modo preciso ed imparziale (che sarebbe  poi la funzione di un onesto giornalista-cronista) hanno la forza di inchiodare qualunque bugia, facendo venire a galla le diverse responsabilità di chi ha operato.

In particolare, i dati economici che riguardano i conti pubblici (cui tutti vogliono mettere in sicurezza) hanno la potenza di evidenziare le scelte poco oculate che gli ultimi Governi hanno messo in campo, e testimoniano che le visioni ottimistiche non sempre pagano nei risultati conseguiti.

Negli ultimi giorni stiamo assistendo al dibattito politico (?) che cerca disperatamente di trovare le risorse per evitare l’aumento dell’Iva e di coprire il mancato gettito Imu. Così tra (mai attuati) tagli alla spesa pubblica improduttiva, possibili privatizzazioni (non senza proteste) e soprattutto, nuove tasse, il teatrino che s’interessa alle politiche economiche cerca di far vedere il proprio impegno. Ma così com’è stato impostato, difficilmente il Def (documento economico e finanziario, ovvero uno dei principali strumenti per incidere sull’andamento economico del Paese) riuscirà ad incidere sulla stagnante economia italiana, in regressione da diverso tempo.

A tal riguardo, per chi voglia veramente informarsi in modo imparziale, consiglio di seguire l’analisi di Stafano Bassi, in arte “il grande bluff”, della quale riporto un estratto:

Sul fronte della spesa pubblica, il governo, proprio con l’intento di esporre un deficit migliore rispetto a quello reale, da un lato ha aumentato di un miliardo di euro la spesa corrente (pensioni, stipendi, acquisti); mentre, dall’altro, ha corretto al ribasso la stima della spesa in conto capitale portandola a 807,6 miliardi rispetto agli 810, 6 precedentemente previsti: quindi, 3 miliardi in meno di spese che aiuterebbero (secondo il governo) a far rientrare sotto il 3% lo sconfinamento deficit/Pil.

Ma entrando nel dettaglio del DEF, si scopre che questo (apparente) miglioramento, è determinato da artifici contabili, per cui si differiscono all’anno successivo (cioè al 2014) talune spese in conto capitale originariamente previste nel 2013, nonostante la spesa per investimenti sia stata fortemente ridotta in questi ultimi anni proprio per esigenze di bilancio, non considerando che questa determina anche delle manifestazioni virtuose per il ciclo economico. E’ ovvio che, se cossi fosse, questa pratica andrà ad impattare sul fabbisogno del prossimo anno.

Ciò nonostante, analizzando le spese della amministrazioni pubbliche e proiettando al 31 dicembre il consuntivo realizzato nei primi sette mesi dell’anno -dove sono cresciute dell’1.8% rispetto allo stesso periodo del 2012- si osserva che queste, a fine anno, dovrebbero aggirarsi intorno ai 678.5 miliardi di euro: cioè 6 miliardi in più rispetto ai valori rettificati dal governo nella nota di aggiornamento.

Ecco perche la metafora del naufragio non è affatto utopica. Continuando a mentire, sapendo di mentire, la classe dirigente ci sta condannando ad un futuro dove torneremo ai livelli del pre “boom-economico” dei favolosi anni ’60. E tutto questo è ancor più inaccettabile perchè nessuno dei media mainstream ne fa menzione, in una società dove l’informazione ha acquisito un’importanza elevatissima.

Eppure basterebbe davvero poco a far circolare le informazioni e mettere la parola fine agli slogan propagandistici. Per esempio, sapere che in quanto a consulenze, lo Stato spende di più al nord, potrebbe far riflettere qualcuno prima di sparare a zero contro l’improduttività del Mezzogiorno (che per carità, spesso si nota, eccome se si nota). 

Ed è anche per questo motivo che cerco di portare avanti la battaglia per l’apertura dei dati pubblici e per una maggiore controllo nell’informazione (leggasi anche fact-checking). Perchè sono convinto che la trasparenza possa portare una maggiore efficienza, della quale abbiamo disperatamente bisogno per far quadrare  i conti e lasciarci il baratro alle spalle.

 

 

Advertisements

25 ottobre 2013 - Posted by | Economia | , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. […] e quali, invece, contribuiscono a rendere un adeguato controllo/servizio. Sempre per il fatto che i conti non sempre tornano, mentre i dati restano fedeli nel tempo, sarebbe oltremodo proficuo che, una volta calendarizzato un provvedimento, di una non meglio […]

    Pingback di Tasse e burocrazia a nulla valgono contro lo Stato « ilpicchioparlante | 6 novembre 2013 | Rispondi

  2. […] già, purtroppo i conti non sempre tornano, e sarebbe meglio avere a che fare con i dati reali, piuttosto che con dichiarazioni facilmente […]

    Pingback di Bilancio, trasparenza e…fantasia! « ilpicchioparlante | 19 gennaio 2014 | Rispondi


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: