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un popolo ignorante è più facile da governare

Non solo tagli. I mali dell’Università

Mentre le larghe intese cercano ulteriori modi per far aumentare la pressione fiscale, non fanno eccezione le tasse universitarie, aumentate in media del 63% nell’ultimo decennio. Così a dispetto di quanti sostengano che, anche questo capitolo di spesa necessiti di un ritocco verso l’alto, o che le tasse  roars degli altri Paesi siano molto più alte, gli atenei italiani rimangono strettamente vincolati dalla normativa sul turn-over degli insegnanti e dei ricercatori, e sempre alla ricerca di nuove risorse per evitare di emulare i colleghi di Atene.  E nonostante le promesse del premier Letta, i tagli sono sempre in programma, ed il futuro è sempre più a rischio.

Questa precarietà diffusa si traduce non solo sulle spalle di quanti, pur svolgendo dignitosamente il proprio lavoro, non hanno certezza alcuna del futuro, ma anche sulle spalle degli studenti che, data la riduzione dell’offerta formativa, vedono progressivamente ridursi le rispettive opportunità di apprendimento.

Un dato molto emblematico della situazione drammatica in cui versano le università italiana, è rappresentata dal fatto che la copertura del diritto allo studio proviene per circa due/terzi dalle tasche degli studenti, e molto spesso – per non dire sempre-  non è sufficiente per soddisfare tutte le richieste pervenute. Qui non c’è solo il merito nel guidare le graduatorie, ma anche la fascia sociale di appartenenza. Sarebbe superfluo ricordare che la spesa pubblica avrebbe il ruolo principe di fungere da redistribuzione della ricchezza. Ma questo è un principio che passa spesso in secondo piano.

Nonostante il fondo di finanziamento ordinario continui ad essere ridotto a causa dei tagli, gli atenei potrebbero decidere di imporre nuovi oneri per studenti e famiglie per far fronte alla carenza di risorse e questo per cercare di sbloccare nuovi investimenti in assunzioni che significhino a loro volta, un maggiore appeal degli atenei per contrastare la fuga degli studenti verso altri orizzonti. Di merito, scelte oculate e obiettivi volti ad un piano sostenibile nel tempo, manco a parlarne. L’unica ricetta conosciuta è continuare a chiedere di più, in termini di sacrifici economici. a coloro che vivono l’università e che non si vedono affatto gratificati dalla contro-offerta in termini di servizi.

D’altronde, l’impoverimento dell’Università italiana non è iniziato certo oggi, ma è necessario una maggiore attenzione sul tema anche da parte di chi la vive, e soprattutto per non lasciare un inutile strumento di formazione sul cammino delle prossime generazioni. La passività degli studenti è il maggiore alleato di quanti in questi anni, hanno sottratto risorse al principale centro di istruzione, ed è il primo scoglio da abbattere. Le campagne di sensibilizzazione in merito sono sempre troppo poche. O forse, (ancora) poco efficaci.

Se poi ci si mette di mezzo la burocrazia, tutto diventa più difficile. E la sola prospettiva di guardare al futuro diventa utopica.  Ribaltare il trend è posssibile soltanto con una grandissima consapevolezza ed un rinnovato spirito critico da parte degli utenti universitari. Senza questo adeguato contro potere, la cultura sarà sempre più depauperata. E l’ignoranza le farà da padrone.

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5 novembre 2013 - Posted by | Economia, Politica | , , , , , , , , , ,

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