ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

Ma la Costituzione…no?

Avreste mai pensato che il primo male del nostro Paese potesse essere la Costituzione? Io onestamente, no. Per quel poco che la conosco, avendola studiata -seppur a tratti- in diversi esami all’Università ed anche per puro interesse, non mi sarei sognato

malacostituzioneche il primo (potenziale) passo fondamentale per ricostruire il Paese sarebbe stato quello di riscriverla. Certo, renderla operativa nel concreto si, perchè gli esempi di mancata attuazione si sprecano. Ma addirittura di riscriverne concetti base, quali fattori chiave di un Rinascimento, economico e cultuale, mi sembrava piuttosto irreale.

Ed invece un gruppo di cittadini, con questo lodevole articolo, ha messo in discussione tutto. Come può evincersi dal seguente concetto estrapolato dallo stesso:

“(…)in altre parole va messa in discussione la Costituzione per “resettare” il sistema. Non intendiamo una riforma costituzionale. Intendiamo l’azzeramento tout court della Carta da sostituire con un testo completamente nuovo di 100 articoli (al massimo) che ridisegni dalle fondamenta la Repubblica. Gettiamo alle ortiche la mistificazione della “Costituzione più bella del mondo” che a causa di un oscuro e maligno sortilegio non si riesce ad “attuare” (cosa significhi in pratica rimane un mistero glorioso). Asserire che in 65 anni non è stato possibile attuare una Costituzione equivale ipso facto ad un’incontrovertibile certificazione di fallimento.”

Effettivamente, i punti da ridefinire sono tanti e per larghissimi tratti condivisibili.  Di tasse occulte e burocrazia, ne abbiamo sentito (e sperimentato, sulla nostra pelle) a milioni. Di sprechi, malaffare e criminalità non ne possiamo più. La buona politica, nella migliore delle ipotesi, non è che un rara eccezione. Allo stesso modo non è un mistero che pecchiamo in istruzione, la trasparenza viene intesa come “la diretta streming” di questo o quell’incontro, e ci riduciamo sempre con il frammentarci in fazioni senza riuscire a rinunciare ad un parte dei nostri interessi.

Per tutti questi mali, è chiaro che ci vorrebbe più educazione, più istruzione e più (corretta) informazione, affinchè la conoscenza possa essere considerata uno stile di vita. Conoscenza che spesso, faccia rima con consapevolezza, esperienza;  quel “diventare maturi” al punto tale da riuscire ad inquadrare i problemi nella sua interezza, e non concentrandoci solo su una parte. Affidarci più al contenuto che alla forma. Non dimenticare che esiste anche la sostanza, e non solo l’apparenza.

Insomma la parola “futuro” deve partire necessariamente da qui riuscendo a costruire una rete per la legalità da far invidia alla criminalità organizzata, che riesca a prevalere su qualsiasi interesse che remi contro il bene della Nazione e dei cittadini.

Tornando all’articolo di cui sopra ecco quali sarebbero i capisaldi della “nuova” Costituzione:

a) i diritti individuali non possono essere sacrificati in nessun caso alle pretese dello Stato;

b) la quota di reddito che lo stato preleva a cittadini ed imprese deve situarsi intorno al 25% del PIL senza mai superare il 30%;

c) ogni spesa pubblica va certificata e rendicontata istantaneamente su un sito internet accessibile a tutti;

Non voglio soffermarmi sulla mera concezione “individualistica” perchè anche qui, ci sarebbe da discutere. Ma chi avrebbe da ridire sul punto “b”? A chi farebbe piacere pagare più tasse? E sul punto “c”? Certo, gli unici sono appunto i ladri che hanno tutto da guadagnare dall’opacità e dai disfunzionamenti del nostro sistema.

Ma soprattutto sul punto “c”, c’è da dire che tale proposta è stata già formulata ed ampiamente discussa (anche da chi vi scrive), e si spera, adottata quanto prima, con o senza una nuova Costituzione. Certo, non so se si renderà mai possibile una riforma, o meglio un nuovo processo di formazione della Carta fondamentale, ma abbiamo uno straordinario bisogno di avere dei bilanci in formati accessibili.

Perchè se la collettività non riesce a capire come vengono impiegate le proprie risorse economiche, prima ancora della Costituzione, non ha senso nemmeno parlare di democrazia.

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3 marzo 2014 - Posted by | Innovazione, Politica | , , , , , , , , , , , , , , ,

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