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un popolo ignorante è più facile da governare

Peggio delle chiacchiere da bar, solo le chiacchiere da star!

Nonostante siano passati due giorni dalla cocente sconfitta in terra brasiliana, la Nazionale continua ad essere al centro dell’attenzione. Anche a me, seppur questi Mondiali li ho seguiti (e sentiti, nel senso di sensazioni) molto di meno, fa un po’ male questa sconfitta.brv E soprattutto perché, credo che sia una competizione in cui il livello medio è piuttosto mediocre, e con un pizzico di attenzione in più, veramente si poteva arrivare in fondo. Ma tant’è. La squadra per cui facevo il tifo, ormai non fa più notizia, sta facendo rientro a casa. Ed è il momento di tirare le somme e fare due conti.

 

Il mio commento a caldo invitava soprattutto ad una corretta distribuzione delle colpe. Non possiamo semplicemente accollare tutte le colpe all’arbitro per un’espulsione (seppur a mio parere, di gran lunga ingiusta). Nel calcio gli errori li commettono tutti, arbitri e guardalinee compresi. Risulta riduttivo quindi, scaricare la responsabilità delle nostre disfatte sui fattori esterni. Così come è riduttivo, ed anche un tantino banale, scaricare tutte le colpe su Prandelli: ci mancherebbe, come tutti, ha la sua gran bella dose di colpe. Ripeto: come tutti. Anch’io vorrei contestargli tutta una serie di errori: tecnici, tattici, logici e di interpretazione. Ma uscire da una competizione con una vittoria e due sconfitte, significa aver meritato questo naufragio.

 

 E poco importa se agli ultimi europei avevamo fatto una bella figura, seppur prendendone quattro in finale. Il verdetto del campo di questi giorni parla chiaro: due sconfitte equivalgono a zero punti. Se neanche i classici 4 punti – che tanto c’hanno fatto comodo, sia nel ’94 che nel 2002 – siamo riusciti ad ottenere, non possiamo prendercela con nessuno, bensì, soffermarci ad analizzare tutti i limiti di una squadra piuttosto mediocre. Il migliore attaccante che si perde in un bicchiere d’acqua, un solo esterno capace di giocare sulle fasce, centrocampo spesso troppo arretrato e arroccato su sé stesso, difesa che, comunque vada, un gol lo concede. Specialmente sulle palle inattive. Se poi aggiungiamo i risultati a dir poco scadenti conseguiti dalle squadre di club nelle competizioni europee, qualche campanello d’allarme ci doveva essere anche ad aprile/ maggio.

 

Peggio delle chiacchiere da bar, ci sono solo le chiacchiere da star. Non mi serve adesso  che si scarichino le colpe e si faccia leva su altri valori. Mi starebbe bene un semplice: “Io ho sbagliato”. Basta, senza girarci troppo intorno. Perché non credo neanche alla favola dell’impegno e determinazione. Sono le prime cose che, in linea generale, sono mancate.

Quando abbiamo attaccato, seppur in dieci e nei soli minuti finali, l’Uruguay c’ha concesso innumerevoli spazi di arrivare fino al fondo: perché lo stesso atteggiamento non è stato messo in campo sin già dalla gara con il Costa Rica? Siamo stati noi, Prandelli e calciatori, tutti compresi, a voler recitare il ruolo della “provinciale” e non da “prima della classe”. E tutto sommato, il risultato è proprio quello che ci meritiamo.

 

Ed anche dal punto di vista mediatico, forse, ne abbiamo guadagnato. Quando gioca l’Italia si ferma il Paese. Se gioca l’Italia, non facciamo altro che fare gli allenatori, giochino dal quale quest’anno – e lo dico con un filo di modestia – mi sono accuratamente sottratto. Della serie, “chi fa una cosa, non è mai quello che la sa fare”. Se perde l’Italia continuano gli strascichi per le conseguenti due settimane, su quello che si poteva fare e che invece non si è fatto. Se vince, cosa piuttosto rara, ritroviamo di colpo lo “spirito nazionale”. Possibile che influisca così tanto questa manifestazione sportiva, o siamo noi, troppo esagerati? Ed allora, in mezzo a questa valle di lacrime, voglio guardare un lato positivo: ciò significa anche poter dire che sono felice che l’Italia abbia perso. E non è una questione di boicottaggio o voler fare “gli alternativi”. Ma di meritocrazia, quella parola sin troppo abusata, ma da noi, quasi mai praticata.

Articolo pubblicato su Mentecritica

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27 giugno 2014 - Posted by | Attualità | , , , , , ,

1 commento »

  1. Credete ancora nello sport del calcio?I MONDIALI SONO DA SEMPRE FALSATI !e la comunicazione in tutto il calcio è corresponsabile dei reati che si commetto in campo e fuori..perchè MINIMIZZA ogni reato.
    La TV poi fa il resto in tutte le sue trasmissioni dalla mattina alla sera entrando di prepotenza nelle nostre case a pagamento..!?!?

    Commento di Giovanni | 27 giugno 2014 | Rispondi


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