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un popolo ignorante è più facile da governare

Morire di (fame e di) cultura

Ma prego fate pure. Prendete e mangiatene tutti. Questa è la nostra cultura, offerta in sacrificio per voi. Poco importa se l’apprezziate e ne vorreste ancora. A noi, più di tanto non interessa. O almeno, non sappiamo dimostrare la nostra attenzione verso le espressioni artistiche, storico e culturali 5990310936_d0ec3d4824_zche i nostri avi ci hanno gentilmente lasciato in eredità. Se l’avessero saputo, Romani, Greci, Normanni e tanti altri, in quali barbari mani sarebbero dovuto morire le loro magnifiche opere, chissà se ci avessero dedicato tanto tempo ed impegno.

Ma forse, un qualche lumicino di possibilità esiste ancora in questa Terra. C’è pur sempre una parte di noi che non si arrende, e nonostante il degrado, le difficoltà economiche e congiunture varie che nulla hanno di piacevole, provano a tutelare e tenere vivo il ricordo dell’enorme patrimonio che ci circonda. Una sparuta minoranza che non si ferma all’apparenza ed alla forma, che tanto vanno di moda in questi anni. Una piccola parte che cerca di andare oltre i grandi nomi, oltre i luoghi comuni, per scavare un reperto, una cosa di valore, un qualcosa cui valga la pena ricordare. Od essere ricordati.

Basterebbe dare più spazio ed attenzione a chi s’impegna, chi s’ingegna per promuovere un qualcosa che è frutto delle sue mani, un progetto originale figlio della propria manifattura. Gli altri Paesi ci riescono alla grande. Anzi, sembra riescano a trarre vere e proprie fonte di sostentamento da queste pratiche. In Italia però con la cultura non si mangia. Si preferisce mangiare con il mattone. Più redditizio per chi ha le mani (e la coscienza) sporche e sicuramente più insensibile verso l’ecosistema che ci circonda. Ma certamente non può essere l’unico esempio da seguire. Anzi, è proprio compito nostro adottarne di migliori: caratteristici, con un profilo culturale ed ecosostenibili.

Un esempio su tutti? Come ben saprete, Salerno in questi giorni è invasa da moltissime persone che vengono a vedere le “luci d’artista”: iniziativa che, inutile negarlo, attira decine di migliaia di cittadini ogni giorno ed in particolare nei festivi, a passeggiare per le strade del centro cittadino. E se oltre le luci riuscissimo a “premiare” anche chi tenta di intrattenerci con spettacoli e forme di espressione varie? Insomma, e se oltre le luci d’artista ci fossero anche gli artisti di strada ad allietare i passanti? Dove sono i creativi del luogo, o delle zone limitrofe? Hanno la possibilità di mettersi in mostra, di guadagnare visibilità face to face, e magari, anche ricevere un piccolo contributo dagli spettatori. Facciamo vedere cosa siamo capaci di fare, mettiamo in mostra il nostro sapere e le nostre qualità. Non sarà tempo sprecato, ma un’occasione per farci conoscere.

Ecco perché in questo saggio sostengo che bisogna prenderci cura degli spazi vitali che ci circondano, non lasciando che siano i politici a farlo. Spesso la scusa del degrado è stato un modo per avviare progetti di speculazione che si proponevano quali risolutivi per la salvaguardia del territorio e che invece erano veri e propri scempi ambientali.

Quei pochi di noi che ancora possiedono un po’ di cuore continuino a dedicarsi al decoro del nostro patrimonio. Vedrete, col passare degli anni, che non sarà tempo buttato questa cura delle nostre radici. E magari un giorno ci sarà qualcuno – tra i nostri figli e nipoti – che dirà grazie anche a noi, per aver contribuito a rendere vivo e produttivo il ricordo della nostra ricchezza. Magari non diventeremo obesi a causa della cultura, ma potremmo dire di esserci saziati e di aver, al contempo, lasciato una bella tavola imbandita per le prossime generazioni.

Pubblicato su Mentecritica

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20 dicembre 2014 - Posted by | Politica | , , , , , ,

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