ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

Diritti e doveri? No, privilegi ed obblighi.

La tendenza è praticamente irreversibile: la precarizzazione del lavoro è diventato l’unico obiettivo dei governi, indipendentemente dal colore politico. Non è una novità che vi voglio rivelare, essere precari stancabensì raccontarne un aspetto, che spesso si sottovaluta. Non è un semplice “vabè. Si chiude una porta, e si apre un portone”, volendo sintetizzare che, perso un posto di lavoro, se ne può sempre trovare un altro.

Così facendo, chi ci perde sempre più è l’intero Paese. Certo, forse questo impoverimento (che è prima culturale, eppoi economico-sociale) non ha toccato direttamente il proprio portafogli, ma la ricaduta è stata avvertita quasi da tutti. E quel “quasi” è solo per una piccola minoranza che invece è riuscita a lucrare su questo fenomeno, facendo profitti proprio sulla pelle dei lavoratori stessi.

Il lavoro è la prima forma di sviluppo dell’essere umano. Senza i giusti stimoli, senza la dovute attenzioni, non si riuscirà mai a farne dispiegare tutte le potenzialità. Anche un semplice colloquio di lavoro è diventato un qualcosa da guardare con diffidenza. L’inganno è ormai all’ordine del giorno. Perché questa mancanza di correttezza?

Chi lavora, oltre ad essere remunerato, è anche un soggetto indispensabile per far girare l’intera economia. Non deve essere soltanto visto come una pedina per aumentare la manodopera e far crollare i redditi. Proprio questo circolo vizioso dovrebbe essere bandito. E quando anche i dati vengono manipolati per farci credere l’eldoradocapisci che le difficoltà sono in continuo aumento.

Certo, probabilmente non è disponibile per tutti un masterjob, ma quantomeno dovrebbe essere concesso uguale accessibilità, ovvero la possibilità di seguire le proprie aspirazioni e di dimostrare la creatività che si possiede. Nulla di più, che avere le persone giuste al posto giusto: basterebbe che ognuno facesse ciò per cui è portato. Una semplice questione di competenze, certo, e che ben si coniuga con i principi Costituzionali, del diritto al lavoro e dell’eguaglianza sostanziale dei cittadini.

Non una società degli uguali, ma una possibilità meritocratica dove chiunque possa esprimere il proprio talento, il proprio sapere, le proprie capacità per metterle al servizio del prossimo. Che possibilità di ripresa, ripeto, socio culturale prima che economica, possiamo avere quando c’è troppa gente che sbuffa per andare a lavoro, mentre tante altre si dannano l’anima per cercare uno straccio di occupazione?

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5 marzo 2015 - Posted by | Attualità, Economia | , , , , , , , ,

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