ilpicchioparlante

un popolo ignorante è più facile da governare

Davvero la corruzione ci costa 60 miliardi?

Il tanto sbandierato ddl su anticorruzione è stato approvato ieri al Senato. Adesso, chissà se riusciremo a recuperare quel bel gruzzoletto stimato, un pò troppo approssimativamente, corruzdi 60 miliardi di euro. Cifra che, come riportato da Quattrogatti.info prima e dal Post.it poi, è abbastanza irreale. Certo, magari potremmo pure essere il Paese più corrotto d’Europa, ma è alquanto difficile esserlo in modo tale da costituire, da soli, la metà di questo fenomeno degenerativo nell’intero panorama europeo.

Il tema della corruzione, nel complesso, è abbastanza caldo, complici i recenti scandali di Mafia Capitale, del Mose e di Expo 2015. Ma gli esempi non si fermano certo qui. Non a caso, i comitati e le diverse “voci fuori dal coro” ammonivano da tempo sulla possibilità che le grandi opere potessero essere una calamita del malaffare. E la realtà dei fatti non li ha smentiti.

Cosa effettivamente cambia con la nuova normativa è ormai noto: la misura più importante è probabilmente la reintoduzione del reato per chi commette falso in bilancio, quasi un cavallo di Troia politico, volto più a mostrare il pugno duro che ad incidere, nell’immediato, su misure di contrasto.

Quali potrebbero essere delle adeguate contromisure?

Anzitutto, bisognerebbe sfoltire, anzichè aumentare, il numero – già spropositato – di leggi e regolamenti, come già accennato più volte anche in altre sedi. Il proliferare di strumenti normativi non fa che aumentare la confusione e lo strapotere di chi si trova a manovrarli ed utilizzarli a proprio uso e consumo.

Bisognerebbe inoltre iniziare a raccontare esempi virtuosi  per esprimere il concetto che la regola non deve e non può essere la corruzione, bensì la buona amministrazione. Agire dunque, sul lato delle coscienze, non solo di chi opera nel settore pubblico, ma anche con la collettività tutta, in modo da aumentare il controllo civico e rendere più difficile le azioni criminose.

E per aumentare il numero di coloro che si interessino alla cosa pubblica, non si può non favorire l’aumento di adeguate forme di partecipazione. Solo attraverso sensate iniziative di trasparenza (open data, media civici, fact checking), che aumentano i momenti di confronto tra amministrati ed amministratori/gestori si riuscirà ad incidere sul felice andamento dell’attività amministrativa.

Dei punti programmatici ricordo questi. Mi sembrano certamente più affidabili di una semplice legge, che pare avere l’obiettivo di svuotare l’oceano con un semplice quanto inadeguato cucchiaino .

 

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2 aprile 2015 - Posted by | Innovazione, Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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